UFO e lo Supreme Headquarters Alien Defence Organisation

Nostalgia, il male oscuro che affligge il nostro cuore quando gli anni passano lasciando il segno non solo sul fisico ma sopratutto anche sulle emozioni ed i sentimenti.

Pensavo giorni fa, quando ero immerso nei ricordi della mia gioventù, agli anni spensierati e vissuti più a cuor leggero degli odierni.

Pensavo che la nostra vita era più semplice, non c’era Internet, niente Social e tutto si misurava con un metro più umano; in poche parole eravamo tutti meno imbruttiti di quanto lo siamo oggi.

Non so dire come, tra i ricordi di come si passasse il tempo libero, è affiorato il memento di una serie televisiva inglese del 1969 ideata da quel genio di Garry Anderson e di sua moglie Sylvia già famosi per aver realizzato serie come Stingray e Thunderbirds divenute poi dei veri cult per gli appassionati della fantascienza di ogni epoca.

Era davvero una serie ben realizzata, di 26 episodi in toto e con degli effetti speciali ben curati per i tempi degli anni ’70. Per una trama collocata in tempo non troppo lontano negli anni ’80 di una organizzazione militare segreta: la SHADO (Supreme Headquarters Alien Defence Organisation, Comando supremo dell’organizzazione di difesa contro gli extraterrestri) che operava in difesa dell’umanità contro i soliti alieni che al solito nutrivano attenzioni ostili e non molto ben definite; il tutto ben accompagnato da una colonna sonora composta da Barry Gray che ha fatto la storia classica dei film e telefilm di fantascienza.

Ora non entro nella trattazione dell’ambientazione che era ben orchestrata e molto ricca, ma ricordo che il suo successo fu enorme non solo nel pubblico giovanile piuttosto che in quello adulto perché il soggetto rappresentato presentava situazioni non sempre adatte ad un pubblico di minori.

Non mancavano infatti scene di grande tensione emotiva; il mistero accompagnava immancabilmente ogni puntata e non di rado v’erano scene di una certa violenza.

In finis, ad attrarre il pubblico più maturo c’era un velato erotismo ravvisabile in molte scene girate e sopratutto nelle succinte divise delle figure femminili negli headquarters della SHADO.

Scene opportunamente censurate nella versione proposta dalla RAI di quegli anni, per un carattere sconosciuto alle produzioni italiane dell’epoca. Vi lascio con la prima puntata della serie, una sorta di puntata pilota ma che all’occhio più attento non marcherà di ravvisare tutto ciò che vi ho raccontato. Buon – nostalgico – divertimento a tutti.

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