Sa Ichnusa tua!

.: Prologo :.

​In quale luogo del pianeta Terra la notte è così buia che non distingui il margine dei monti nel cielo,
dove è il luogo che il sole è così brillante che cuoce il suolo, scalda il cuore ma non ti fa penare il corpo,
dove potrai mai camminare per ore in beata solitudo e sentirti nel paradiso del regno della natura,
dove trovi la pace e la serenità per dimenticare il presente e trovare le origini dell’umanità,
dove sei,… se non in Sardegna!

Sono partito per la Sardegna; con l’ardito pensiero di vagare senza meta per scoprire e meditare. Ostinatamente, con l’occhio attento di chi non voleva far altro che scovare il lato meno usuale dell’isola, desideroso di portare al suo rientro a casa solo delle istantanee impresse nella memoria; nei suoi personali ricordi. Sole, mare, montagne e notti fresche e tremendamente buie sono solo una parte di ciò che mi è rimasto impresso della Sardegna; sono solo una parte di quelle immagini rubate con l’ottica dell’occhio, il flash scattato dalle emozioni nel cuore e immagini stampate fotograficamente nella mente per i giorni a venire.

La Sardegna per ciò che in realtà sa offrire e che solo occhi attenti sanno cogliere. Quindi niente turismo “mordi e fuggi” e niente foto compulsive fatte nel caos dei ritmi turistici, solo ricordi impressi nella mente da “tirar fuori” all’occasione giusta quando lo voglio io.

E così ho sperimentato. Sono stato con la gente del luogo, sono stato accanto a loro e ho condiviso il loro pensiero, il loro modo di pensare e di gestire – al proprio ritmo – la propria vita, ascoltare i ricordi della loro gioventù e con loro, e grazie a loro, ho riscoperto i valori della vera vita dei paesi tipicamente sardi.

Questa volta vi dirò che ho vissuto come vivono loro, ho trascorso le ore in compagnia con il loro orologio biologico, lasciando di proposito a casa il mio, per ritrovare me stesso nel contesto della vita che viviamo che alla fine, mi sono convinto che, ciò che rincorro ogni giorno sa di spreco.

Per comprendere la mentalità del sardo, bisogna farsi un bagno di umiltà. Devi lasciare a casa la mentalità e i ritmi frenetici continentali delle grandi città, la propria borghese natura.  Nessun protagonismo, nessuna voglia di apparire a tutti i costi vi aiuterà a rompere quel muro – quasi istituzionale – che si crea nell’immediato. Ciò che si deve fare è un poco come il gioco del ragno che attende nella tela che il moschino vi cada, non bisogna mai stupirsi o irritarsi per gli sguardi apparentemente indiscreti che i popolani vi rivolgeranno e che, badate, non sono quelli di un qualsiasi impiccione delle nostre città, ma sono normali introspezioni.

Sono le curiosità di un popolo che abituato a vedersi invadere ma non è ha “fatto l’abitudine“. Sopratutto durante il periodo estivo, si chiede chi sia “lo straniero” che è venuto a vivere in paese. Ti devi calare nel ritmo e nel respiro dell’isola, dei suoi paesini, e delle sue genti cercando di non aver fretta; che se la comunicazione vi sarà, sarà il sardo per primo a farlo.

Quando, e se, il sardo si avvicinerà a voi con il sorriso, con il suo bel vinello rosso fatto in cantina di casa, leggasi Cannonau, guai a rifiutarne anche il solo bagnar il becco, si offenderebbe a morte. E’ come se fosse non compreso nell’atto di profonda fratellanza che vi sta generosamente offrendo. E’ un atto di fede che il rifiuto macchierebbe indelebilmente.

Siccome poi, in confidenza che non tarderà a mancare, vi inviterà a conoscere tutti i suoi amici e parenti, i brindisi saranno poi di casa in casa. Come il fumare il calumet della pace, si ripeterà per volte e volte ancora ed anche più volte al giorno. E’ un rito propiziatorio all’amicizia e dell’accoglienza per rinnovare i legami esistenti e conoscerne nuovi.

Così, come d’incanto, una volta entrati nel gioco della quotidianità, accettati ma mai integrati poiché sarete sempre coloro che vengono dal continente, noterete come la vita del paese sardo sia scandito dai ritmi regolari.

Dalla messa mattutina delle sei, che con i suoi rintocchi di campagna sveglia l’intero paese e che richiama a se vedove vestite di nero integrale, donne che hanno una vita sofferta alle spalle, fatta del lavoro duro di una vita di campagna, talvolta anche di miseria e di ignoranza e che nella fede trovano riparo ora che hanno perso anche il compagno della esistenza terrena oltre che dallo sciamare dei pastori che vanno e vengono dai campi per accudire le bestie.

E poi i paesini sardi sono caratteristici, quasi eguali gli uni agli altri nel riportare una continuità architetturale. In realtà rappresentano delle “singole individualità” fatte di cultura popolare, di storia antica e di tradizione a se stante, sono come tante “note” singole che insieme compongono la musica sinfonica che è una perfetta melodia.

Quando li attraversi, quando passi per le loro strade principali che spesse volte è la stessa strada statale che li unisce come un filo tiene insieme le perle, li vedi tutti affaccendati nelle attività quotidiane.

Salvo per gli “irriducibili del baretto” sempre pieno di gente seduta ai tavoli che beve l’unica birra bionda che più la bevi più ti fa orinare e meno ti ubriaca, la Ichnusa. Una sequela di bar e mescite che sono una costante di tutti i paesi assieme all’immancabile caserma dei Carabinieri.

Generalmente non si parlano molto tra loro, quasi vi fosse un’atavica rivalità, degli orgogli da difendere, ma non pensiate che non si coalizzino alla sia pur rara occasione di difendere il territorio globale da una minaccia. La gente di paese sosta di fronte alle porte delle proprie abitazioni, sedute sui gradini che fanno da anticamera alle stanze di case che si sviluppano in altezza ma mai oltre i due piani. Senza dimenticare la immancabile chiesa, gotica, barocca, e poi stridente il moderno, l’attuale, che si stacca sul panorama antico riportandoti d’improvviso al presente.

Spesse volte la miseria accompagna i paesini, non c’è lavoro, la gioventù che può emigra nelle grandi città del continente, i più fortunati vanno a lavorare a Sassari e Cagliari, gli altri si imbarcano in avventure in Italia, e all’estero.

Chi rimane sono gli anziani di ogni età del paese, che fin dal mattino del primo sole estivo tirano fuori le loro sedie in legno e paglia; ed in fila le dispongono una al fianco dell’altra per partecipare insieme alla quotidianità delle vicende cittadine come ad un’opera di teatro.

Tutti i giorni la stessa musica, tutti i giorni lo stesso ritmo, che ti fa impazzire se non ti affretti a calarti anche tu senza indugi, e se non lo fai sarà noia tremenda per noi abituati a trovare il tutto sotto casa o ad essere bombardati da stimoli differenti come correre dietro a inutili chimere.

La Sardegna ha terre antichissime, tra le più antiche di tutta l’Europa, e l’uomo ha lasciato il segno del suo passaggio sin dai suoi albori. La sua impronta è fossile per origine e per i campi brulli, arsi, cotti da una natura aspra e selvaggia ed apparentemente desertici e il villaggio nuragico di Tiscali, come tanti altri sparsi per l’isola, è una dimostrazione evidente.

Se in Sardegna andate per il suo mare. Per fare bagni paragonabili solo alle Maldive, a godere nel poter nuotare con i colorati pesciolini che vi passano al fianco di poco disturbati dalla vostra presenza, per passare il vostro tempo a scottarvi la pelle sotto il sole nel cuore del Mediterraneo, allora rimanete pure lungo una qualsiasi delle innumerevoli spiagge di sabbia, di pietra, di corallo che fanno da perimetro all’isola. Se in Sardegna cercate arte e cultura come quella che siamo abituati a poter gustare a Roma, Pisa, Firenze, state spendendo male il vostro tempo. Non troverete niente di simile a parte Alghero, la città catalana.

Cosa c’è in Sardegna allora? Siate consapevoli che ciò che vi può offrire è qualcosa di unico nel suo genere, ma che è proprio per la sua unicità è solo la Natura nella sua espressione più affascinate e semplice. Allora si, siete nel posto giusto, e se alla natura sarda saprete cogliere anche lo Spirito Sardo, se riuscirete con intelligenza ed umiltà a fare breccia nel loro spirito isolazionistico, allora scoprirete il paradiso a due passi da casa vostra.

La Sardegna è un mondo a se, è qualcosa che ti coinvolge da subito per le sue spettacolarità, che sembrano incredibili quanto apparentemente banali. Ad esempio, l’acqua del porto di Olbia è splendidamente cristallina e limpida da far vedere il fondo persino nel punto in cui le navi attraccano, già questo particolare colpisce per la sua unicità, fin troppo unica e bella per non notarla e compiacersene.

In Sardegna potete percorrere strade che sono caratterizzate da un asfalto da riferimento, bello e rugoso, tenace, compatto, ottimamente posato, caratteristicamente eternamente ricoperto a tratti dalle innumerevoli pillole di pecora, che sono disseminate lungo i tratti delle statali. Non vi è traffico alcuno per decine e decine di chilometri, dove potete essere finalmente soli. Se volete davvero soli con voi stessi.

In Sardegna troverete quindi il mare, ma troverete anche la “Signora Montagna” che è splendidamente rappresentata nel complesso del Parco del Gennargentu. Attraverserete paesini tipici della cultura sarda, con i loro murales, splendidi affreschi coloratissimi che come quadri immensi traggono spunto dalle quotidianità della vita sarda, dalle loro tradizioni, trasudando esse stesse di quell’orgoglio sardo, di quella fierezza, di quella sensazione di Nazione Sarda, ostentata con il giusto apporto della consapevolezza che loro sono e sanno di essere.

Non ci sarà luogo dove potrete trovare confusione, al contrario la natura della Sardegna vi circonderà facendovi sentire il Robinson Crusoe della vostra solitudine, della vostra isola. Non sarà raro l’incontro con il cervo, il cinghiale, anche il serpente che vi attraverserà la strada, la poiana, e il falco che vi accompagnerà nel cielo terso, immenso di un celeste da cartone animato, e la notte sarà tra le più buie e silenziose che abbiate mai visto nella vostra vita.

Presto si perderanno gli orientamenti, il nero corvino della notte calerà come il manto di una coperta e non sarà possibile distinguere i contorni delle montagne, delle case se non illuminate, la stessa strada se non riportata alla luce dai fari sarebbe impercorribile.

Le lucciole che non vedevo da bambino, che sono scomparse dalla mia città, dai miei boschi, dalla mia vita mi si parano di fronte ed io sorrido come tutti coloro che scoprono per la prima volta che esiste una magia particolare in quest’isola, quella stessa magia della natura che mi sta avvolgendo.

Al mattino è un piacere assistere al sorgere del sole, la natura si risveglia dal riposo notturno; non era raro che prendessi il via per la strada che porta sul monte di Bonorva, così da non perdermi quello spettacolo che è l’inizio di un nuovo giorno.

La piccola nebbietta che talvolta si forma nelle conche si dirada, gli insetti vanno di fiore in fiore, farfalline di un bianco un poco tendente al giallino svolazzano a gruppetti, lasciandomi di stucco come tanto sforzo per un volo così scoordinato non porti ad un reale spostamento in un verso, e che addirittura in una sola folata di vento le stesse vengano riportate ancor più indietro come in un gioco perverso tra madre natura e le sue figlie.

Strana questa Sardegna, non ha niente altro in più di cosa io possa trovare altrove, eppure me la sa così ben evidenziare.

La Sardegna delle tradizioni, quelle legate alla pastorizia all’agricoltura, uniche grandi attività dell’isola, sono quelle che si riscoprono nella Sartiglia e nei Mamuthones, dove il sacro si confonde con il profano, dove la natura ci richiama alle origini, alla sacralità, al rito della procreazione, della fecondazione della terra e dell’uomo.

Nubi, cielo, terra e mare. Strade senza apparente fine, isolate, poco frequentate, perfette, ben tenute, raramente dissestate, qualche volta bianche, nessuna paura le ho dominate tutte. Ricordando i tratti di strada percorsa, le immagini scorrono veloci, e così mi viene in mente la strada che porta da Tempio Pausania alla costa di Santa Teresa di Gallura.

I colori della Sardegna. Sono tutti quelli che puoi vedere nell’arcobaleno, e sono rappresentati ovunque e come tali ti circondano. Li trovi in un semplice fiorellino, nel cielo, nei licheni che ricoprono i massi, erosi dal vento e dalla pioggia che assumono forme svariate, talvolta imitando animali come orsi, uccelli. E’ la natura che imita se stessa imprimendo le figure sulla dura roccia.

E’ un piacere percorrere le immensità delle tortuose strade interne per poi concedersi una breve pausa per ammirare il panorama, per respirare l’aria frizzantina, per pensare, per meditare sul nostro ruolo in questo mondo che rincorre se stesso e qui sembra essere così diverso.

Una pausa per il pranzo a Sorgono, in un tipico ristorante sardo che si mangia benissimo. Il pranzo assaporando il pane Carasau, che sa quasi di nulla ma te ne mangi comunque a sazietà. Il maialino sardo, il Cannonau, il vermentino della Gallura, le olive, i salumi, i dolci secchi, i vini da dessert.

Senza mancare all’incontro con la tradizione della coltelleria sarda a Pattada. Il famoso paesino del lugodorese, lo è tale per la sua produzione di quei tipici coltelli che vengono utilizzati ad ogni evenienza dai pastori sardi e dalla popolazione tutta.

Non è raro trovare un sardo che ne abbia uno, al contrario è raro trovarne uno di sardo che non ne abbia.

Minuti, piccoli, medi, grandi e grandissimi, sono fatti artigianalmente, talvolta ricavati da qualche lama di balestra di qualche vecchia sospensione di automobile o di carro. Finemente lavorati, rifiniti con osso di corno lucidato o ruvido, sono costossimi e ricercatissimi dal mercato orientale, sopratutto giapponese, che si reca in massa a fare acquisti, con quella loro tipica frenesia dell’accappararsi tutto ciò che non comprendono ma ne sono al contempo affascinati.

Pattada, e i paesini limitrofi e tanti altri nel territorio della Sardegna, sono un brullicare di negozi specializzati nella produzione e la vendita di questi prestigiosi coltelli. Negozi la cui unica fonte di reddito sono appunto queste lame con le quali il popolo sardo ci si taglia la carne degli animali d’allevamento di cui ci si nutre, oppure più semplicemente ci si prepara un panino a base di cacio sardo e salume accompagnato dall’immancabile Cannonau.

Chissà se vi ho fatto venire la voglia di visitare la Sardegna con occhi nuovi, me lo auguro.

Intanto per me: Sa Ichnusa mia,… a presto di nuovo da te!

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