Le qualità naturali del cane, queste sconosciute!

«Chiunque conosca intimamente un mammifero superiore, come un cane o una scimmia, e non si convince che tale essere ha sentimenti simili ai suoi, è psichicamente anormale.»

Konrad Lorenz

Carattere. Non sono uno psicologo nel campo umano, per cui ho cercato di fare del mio meglio per trovare una definizione esaustiva del termine. Mi sono affidato alla rete e ho trovato in Wikipedia una definizione che calza:

“Il termine viene utilizzato per descrivere le motivazioni del comportamento e i tratti di personalità che rendono ogni persona un preciso individuo diverso da un altro.”

Mi sembra una definizione adatta che, in poche parole, riassume concetti che possono essere sicuramente ampliati. Ma al mio scopo va più che bene perché da essa traggo spunto per parlare di un argomento che ben conosco nei canidi. Si, proprio loro, i nostri amici pelosetti di tutti i giorni, i cani.

Prima di parlare del carattere del cane, è bene inquadrare di chi stiamo parlando perché credetemi fa la differenza.

Il cane è un compagno della nostra esistenza che ha seguito l’evoluzione dell’uomo sin dalla preistoria. E’ l’unico essere vivente in natura che è stato accettato attivamente nella comunità umana e si è adattato spontaneamente in modo eccellente alla nostra quotidianità. La selezione operata nella creazione delle razze cinofile ha fatto il resto.

Nel percorso evolutivo il cane ha perso il suo rapporto con la natura selvaggia, evolvendosi ed adattandosi all’uomo sino a divenire il “cane moderno” dei nostri giorni. Un concetto, quello del cane moderno, importantissimo nell’impostazione del rapporto uomo/cane.

Si fa quindi una netta distinzione tra il vero selvatico – raro da trovare nelle vicinanze delle nostre megalopoli – e il cane moderno che, nella scala evoluzionistica, gli è lontano anni luce.

Del primo non mi occupo, rimane allo studio degli etologi come lo fu il padre dell’etologia moderna Konrad Lorenz, ma del secondo mi interesso di più perché è quello che incontro più spesso nella mia quotidianità, quando giro l’angolo di casa, quando vado a trovare un amico a casa sua o passeggio per le vie della mia città.

L’evoluzione del cane l’ha portato ad avere un rapporto esclusivo con il proprio riferimento o conduttore (leggasi come sinonimo di “padrone”; termine che non amo particolarmente).

Nell’assoluto dipendere dall’uomo, ha perso ogni sua attitudine naturale alla sopravvivenza che può recuperare in caso di estrema necessità come ad esempio nella tristissima pratica dell’abbandono.

Sopratutto, sviluppando una relazione diretta con l’uomo, ha perso la capacità di accettare il conspecifico, ciò spiega il perché sempre più spesso nelle nostre passeggiate di quartiere si assistono a scontri controllati con imposizioni gerarchiche e relative sottomissioni complici umani che si ostinano ad obbligare innaturalmente i propri cani a fare amicizia per forza.

Il cane – detto per inciso – non conosce l’amicizia come la intendiamo noi, conosce il rapporto basato sulla gerarchia di gruppo quella si, e pure molto bene e in modo innato sin dalla nascita.

Io immagino che quest’ultime affermazioni saranno le più complesse da digerire, perché va contro ogni nostro immaginario nel rapporto tra “noi appassionati” di cani. Nel rapporto del “noi con loro” – nel continuo voler umanizzare ogni loro azione e attribuendogli anche capacità di deduzione piuttosto che di elaborazione di sentimenti – e infine, “tra loro stessi” nella logica di branco uomo/cani e cani/cani.
Ma tant’è che è così, vi assicuro.

Uno degli errori più comuni che si fanno con il cane sta nel volerlo umanizzare, e nel non comprendere che è totalmente incapace di provare sentimenti in cui sia implicata una elaborazione di un processo mentale come ad esempio la gelosia o il dispetto. Il cane non è geloso e non fa dispetti.

Il cane agisce per istinto, agisce in funzione ai processi di apprendimento e di acquisizione di esperienze in prove ed errori e si, sopratutto, per le sue innate qualità naturali ricordandoci anche che è un abitudinario di prima categoria.

Cosa sono le qualità naturali del cane? Ecco la definizione che viene insegnata ai comportamentalisti/addestratori e psicologi canini.

Le qualità naturali del cane sono un aspetto fondamentale da tenere in considerazione per la valutazione complessiva delle doti comportamentali e soggettive del cane, in quanto nell’insieme ne determinano il carattere.

Determinano il carattere del cane poiché ne rappresentano la sua soggettività comportamentale in ogni circostanza della sua esistenza.

Le qualità naturali del cane sono: l’aggressività, la combattività, il temperamento, la sociabilità, la tempra, la possessività, la docilità il suo opposto la indocilità e la soglia di reazione.

Brevemente quindi:

– Per aggressività si intende la capacità del cane di reagire ad una minaccia diretta o indiretta e si manifesta in modo attivo o passivo. Il cane che fa vedere i denti, non sta sorridendo vi sta mettendo in guardia, ricordatelo!

– Per combattività si intende il piacere che il cane dimostra nell’utilizzo della bocca, degli arti nelle fasi della lotta.

– Per temperamento si intende la capacità del cane ad interessarsi agli stimoli esterni, alle “cose che gli accadono”. Il temperamento determina la curva di attenzione e il tempo di reazione caratteristiche utilissime nelle fasi di addestramento.

– Per sociabilità si intende la capacità del cane di allungare nel tempo la fase di imprinting o di socializzazione. E’ fondamentale per l’addestramento ma anche per la capacità di sostenere l’intesa attività quotidiana cui il cane deve abituarsi.

– Per tempra si intende la capacità del cane a sostenere pressioni fisiche e psichiche. Più è alta, maggiore è la capacità del cane di sopportare le avversità.

– Per possessività si intende la naturale propensione alla protezione e alla difesa. Si manifesta nel gioco, quando una pallina non viene lasciata e mantenuta costantemente in bocca è un buon segno e sopratutto dimostrazione di buon rapporto con l’uomo. Di fiducia. Sulla fiducia ed il gioco si basano le nozioni ed i successi dell’addestramento.

In finis,…

– per docilità si intende la capacità del cane di riconoscere nell’uomo un suo naturale superiore nella gerarchia di branco. Ricordate che il maschio del canide cerca la supremazia gerarchica mentre la femmina quella del ruolo.

– per indocilità l’esatto contrario della docilità e si manifesta quando esercitando una imposizione sul cane quest’ultimo reagisce con rifiuti esagerati e non proporzionati alla richiesta. Cane che si butta per terra e non vuole fare ciò che gli chiedete è senz’altro sintomo di indocilità ed anche di un comportamento acquisito.

C’è ancora un aspetto caratteriale da tenere in considerazione, che si identifica nella soglia di reazione. E’ definibile come il limite oltre il quale il cane dimostra una reazione nervosa a fronte di un evento improvviso.

Un odore, un rumore, il fruscio del vento, eccetera e il cane – ad esempio – scappa via o si mette alla ricerca nel tentativo di scoprirne la natura dell’evento. Avendo già parlato di altre qualità naturali, l’attento lettore, potrebbe già da chiedersi quali di queste vengono a manifestarsi per queste due distinte risposte comportamentali.

Il “mix” delle qualità naturali agiscono continuamente nello stabilire il comportamento e l’equilibrio o meno del soggetto.

Come si “misurano” le qualità naturali? Le doti naturali del cane possono essere quantificate in forma approssimativa fornendo una valutazione di massima che assume i seguenti “valori” teorici” e sono quindi:

Alta, Medio Alta, Media, Medio Bassa, Bassa.

Fa eccezione per la qualità naturale della docilità per cui ci si riferisce in presente o assente.

Comprendere il “cane moderno” è fondamentale per il miglior rapporto nella quotidianità; si tratta di parlare lo stesso “linguaggio del corpo” e lo sforzo deve essere maggiore da parte nostra che siamo capaci di “dare un senso” a questi movimenti ed atteggiamenti che rappresentano le esigenze del nostro compagno di vita.

Operando correttamente nella relazione uomo/cane si ottengono risultati enormi e grandi empatie. Ciò ci aiuterà ad evitare comportamenti sgraditi che sono quelli dovuti ad alterazioni delle qualità naturali.

Si eviteranno anche tutti gli atteggiamenti acquisiti finalizzati ad obbligarci a fare ciò che il cane vuole o anche gli atteggiamenti sostitutivi da stress che si manifestano come nella distruzione sistematica degli oggetti per il cane estroverso, piuttosto che comportamenti autolesivi come ad esempio il continuo leccamento in quelli introversi.

Non è assolutamente un lavoro da “fai da te“. Richiede uno sforzo enorme per il conduttore/riferimento di studio delle materie scientifiche e di stretta collaborazione con l’addestratore in cui è necessario liberarsi di preconcetti e di false credenze; anche solo per presupposte esperienze pregresse che ci fanno credere di saper comprendere e di sapere.

E così non è, ricordiamoci che non è l’ignoranza il maggior nemico ma la supponenza della conoscenza.

Vi ringrazio per l’attenzione sin’ora dimostrata e spero di non aver generato ulteriore confusione introducendo concetti ai quali siamo generalmente alieni.

Vi lascio quindi a queste ultime righe, con la possibilità di approfondire l’argomento con una brochure che feci alcuni anni fa per i miei colleghi studenti del più bel corso per addestratori cui si possa mai aspirare e che trovate qui scaricabile gratuitamente.

Bibliografia:

Corso professionale per Istruttori Cinofili – Appunti, Studio e Riflessioni di Giorgio Genovesi e Stefania Ortenzi – terza edizione
L’aggressività – di Konrad Zacharias Lorenz – Il Saggiatore Tascabili anno 2008

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